Natale del Signore, messa della notte

 

Ero cras, Sarò domani!

È questo l’annuncio che, ripercorrendo le sette antifoni maggiori d’Avvento, si è andato componendo davanti la culla del Bambino Gesù. Ed è un annuncio che ci spiazza: abbiamo atteso questo momento, ci siamo preparati, abbiamo pensato a questo giorno come alla meta del nostro cammino ed ora, un verbo al futuro, ci informa che la nostra redenzione è appena cominciata, che il nostro pellegrinaggio non si è ancora concluso. Allora, cara comunità, qual è questo futuro che oggi comincia per noi?

Il brano di Vangelo che questa solenne liturgia propone al nostro ascolto e alla nostra riflessione ci aiuta a rispondere a tale domanda. Il racconto dell’evangelista Luca vuole consolare, ma anche convertire. Difatti il Natale non è soltanto un evento di cui gioire perché compimento della nostra attesa; è anche un evento al quale convertirci. Tre punti ci sembra doveroso sottolineare:

  1. l’intero racconto è costruito sullo schema dell’annuncio missionario. Dapprima la narrazione dell’accaduto (l’editto di Cesare Augusto e la nascita di Gesù a Betlemme), poi l’annuncio ai pastori di quanto accaduto (gli angeli sono i primi missionari che annunciano l’evento di salvezza), e infine l’accoglienza dell’annuncio (i pastori vanno a Betlemme e incontrano Gesù). Ma questa successione degli eventi rimane aperta: i pastori a loro volta raccontano ad altri quanto hanno visto (Dopo averlo visto riferirono ciò che del bambino era stato detto loro). Avviene sempre così: chi ha incontrato il Cristo e ne ha compreso la volontà di salvezza non riesce a trattenere per sé tale esperienza, ma sente spontaneamente il bisogno di condividerla con gli altri. Il Natale è festa da annunciare, è gioia da condividere.
  2. Il secondo punto essenziale del racconto è racchiuso nelle parole degli angeli ai pastori. Sono le parole che esprimono il senso profondo dell’avvenimento e la fede in Cristo delle prime comunità: «Per loro non c’era posto nell’alloggio». Il bambino povero e rifiutato è il Salvatore, il Messia. Sta proprio qui la sorpresa: il Signore glorioso ha il volto di un bambino povero, rifiutato, avvolto in fasce (preludio di quei teli che lo avvolgeranno nel suo mistero pasquale di morte e resurrezione) e deposto in una mangiatoia. Tutto il racconto del Natale è contemporaneamente attraversato dal tema della povertà e della gloria. Si delinea la strada di Dio come strada della povertà, si afferma il profondo legame tra la presenza di Dio e la storia dei poveri.
  3. Infine c’è un ultimo tema, non meno importante dei primi due: il concetto di pace che l’evangelista presenta come conseguenza dell’avvento del Messia. La pace è dono di Dio, un miracolo del suo intervento salvatore. La pace fra gli uomini è, come dice il canto degli angeli, la ripresentazione in terra di quanto avviene nel cielo. Se dunque vogliamo dare gloria a Dio dobbiamo costruire la pace tra noi.

Ma non è ciò che papa Francesco sta ribadendo a tutta la Chiesa ormai da parecchi mesi? Non possiamo pensare di autopreservarci, puntando semplicemente a fare e rifare le cose come le abbiamo sempre fatte. È tempo di aprire le porte della nostra Chiesa, o meglio della nostra comunità, per correre ad annunciare a chiunque che qui abbiamo fatto e facciamo esperienza della salvezza di Cristo. È tempo di diventare comunità che sperimenta sempre più la via dell’esodo, dell’uscire fuori sa sé per andare incontro a Cristo e ai fratelli! Come e cosa fare concretamente? In questo anno giubilare, 25esimo della nascita di questa parrocchia, il Signore ci conceda la grazia di carpire le strade e i modi più opportuni perché la nostra missione sia credibile e per tutti, perché la nostra comunità possa autenticamente essere lievito che fermenta la massa, sale della terra e luce del mondo.

Non è forse quanto papa Francesco, sin dai primissimi giorni del suo pontificato ci sta ricordando? Non possiamo illuderci di seguire e servire Cristo senza seguire e servire i poveri. Quella che il Papa chiama “la scelta preferenziale a favore per i poveri” non è delegabile alla caritas parrocchiale. È compito di tutti assumere uno stile di quotidiana accoglienza del povero. In questo senso dobbiamo verificare e rilanciare il nostro essere nel mondo nella fedeltà al Vangelo di Cristo! Come e cosa fare? Ancora una volta chiediamo al Signore di indicarci le strade più opportune per poterlo incontrare nella persona dei poveri che si presentano a noi nel nostro cammino di comunità e di singoli.

In questo anno giubilare questo è forse il dono più grande che stiamo chiedendo al Signore: purificare le nostre relazioni, concederci la grazia di ricominciare di nuovo, perdonando incomprensioni ed errori, accogliendo nuovamente l’altro nella nostra vita come fosse un nuovo dono di Dio. Non è semplice, ma non possiamo non raccogliere, quali uomini e donne maturi nella fede, la provocazione che Dio ci consegna.

Auguri carissima comunità, il santo Natale che stiamo celebrando ci converta in comunità missionaria, povera e pacifica. Ce lo conceda, per intercessione di S. Tecla, il Salvatore che si è fatto uno di noi, per camminare con noi, fino a quel domani in cui Egli sarà nuovamente e noi con Lui!

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 DonLuca

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