Assemblea Pastorale: Relazione del Parroco, 30.04.2015

 

DonLucaCarissimo padre Vescovo, stasera ho la responsabilità e la gioia di presentarle una comunità in festa nel venticinquesimo anno della sua vita e della sua storia. Lo scorso 7 dicembre è stato proprio Lei, presiedendo l’Eucaristia qui, per noi e con noi, ad aprire il giubileo che ci condurrà fino al prossimo 8 dicembre attraverso le celebrazioni e le esperienze che scandiscono lo scorrere dell’anno. Su tutte vorrei ricordare la prima settimana di Quaresima, che per noi è stata una settimana vocazionale grazie alla presenza della comunità del Seminario. Una settimana fatta di incontri significativi che ci hanno permesso di conoscere i volti dei giovani per cui non ci stanchiamo di pregare il Signore.

In questo anno giubilare sentiamo il dovere innanzitutto di ringraziare il Signore per i tanti segni della sua presenza e del suo amore che ha dato e continua a dare alla nostra comunità. La vocazione di padre Andrea, il cammino di Daniele, le famiglie, i tanti giovani che donano entusiasmo e non ci permettono di essere stanchi fino al punto di fermarci, i tantissimi bambini che dal Battesimo in poi rendono questa comunità sempre più bella: sono questi i segni che il Signore ci dona per dirci che ci vuole davvero bene, che cammina accanto a noi, che ci vuole tutti salvi. Una comunità che ha appena venticinque anni di storia può anche fare affidamento su coloro che hanno vissuto le origini, sull’entusiasmo di chi ricorda le prime messe celebrate da p.Magno quando ancora non c’era neanche il prefabbricato, i primi passi della parrocchia guidata dal primo parroco don Ambrogio, la crescita costante nei 16 anni di ministero di p.Paolo che, fra le tante intuizioni e provocazioni che ha saputo trasmettere a questa comunità, ha anche sopportato la dolce fatica di seguire i lavori per la costruzione di questa Chiesa (inaugurata il 23 giugno 2002).

La nostra comunità sa vivere nella gioia la propria appartenenza a Dio. Alcune occasioni durante l’anno ci permettono di raccontare questa gioia anche fuori da questa chiesa, a quanti pur essendo parrocchiani perché abitanti di questo quartiere, non frequentano ancora la riunione per eccellenza, quella per la messa domenicale, e le altre riunioni che scandiscono il cammino della parrocchia. L’occasione più grande ci è data dalla festa di S. Tecla che, per motivi pastorali, negli anni ha trovato la sua collocazione più opportuna nella terza domenica di ottobre. Le tradizionali manifestazioni di fede e di festa, dalle celebrazioni alle processioni, dalle luminarie ai fuochi d’artificio, diventano occasione di comunione, possibilità di ritrovarsi insieme e uniti per fare festa non a noi stessi (correndo il rischio di quell’autoreferenzialità tanto denunciata dal Papa) ma a una Santa, ad una nostra sorella che ci ha preceduto nel cammino della fede dimostrandoci che vivere il Vangelo senza sconti e compromessi è possibile.

Ci sforziamo di non tralasciare la formazione, indispensabile per poter approfondire i contenuti della nostra fede. Il giovedì è il giorno dedicato alle riunioni di tutta la comunità secondo questo ritmo: il primo giovedì del mese, come prolungamento della S. Messa, ci fermiamo per un momento di adorazione eucaristica; il secondo giovedì è dedicato alla catechesi del parroco; il terzo giovedì, da quest’anno, è occupato dalla catechesi ai genitori dei ragazzi che frequentano il cammino dell’iniziazione cristiana; l’ultimo giovedì del mese celebriamo la lectio divina approfondendo così, nella preghiera, il libro biblico che ci viene indicato dagli orientamenti pastorali del Vescovo.

Ora, padre Vescovo, mi permetta di accennare ad alcune difficoltà che mi pare rallentino il nostro cammino di crescita. E lo vorrei fare a partire da due situazioni oggettive: l’una, il quartiere in cui insiste la parrocchia, è il contesto con il quale non possiamo non confrontarci; l’altra, la nostra Chiesa, è la possibilità che il Signore ci ha dato di avere un luogo in cui poterlo incontrare e che pure a volte diventa difficoltà proprio per l’incontro con Lui.

Innanzitutto il contesto ampio del quartiere: Carlentini Nord, comunemente chiamato Santuzzi (che in realtà è soltanto una delle sette contrade di questo quartiere) è abitato da più di 8.000 abitanti, è praticamente l’estensione di Lentini però appartiene al comune di Carlentini. Una percentuale altissima di questi 8.000 e più abitanti ha origini lentinesi ed è legittimamente legata alle tradizioni socio-religiose di Lentini. Questo negli anni ha creato un fenomeno che può essere riletto come mancanza di identità (non siamo né lentinesi, né carlentinesi) oppure come la creazione di una identità tanto forte da farci sentire addirittura Santuzziani. Perché questo discorso che poco sembra avere a che fare con il cammino di fede di questa parrocchia? Perché negli anni la comunità, in questo contesto appena descritto, è arrivata alla conclusione di dover vivere la processione del Venerdì santo, così come la processione del Corpus Domini (per fare i due esempi a mio parere più importanti e significativi) per conto proprio, per le strade di questo quartiere. Mi chiedo da due anni e mezzo ormai: tutto questo rappresenta una opportunità o una difficoltà? È una opportunità per la crescita della comunità o una difficoltà che ci priva di sperimentare la bellezza della comunione con le altre comunità parrocchiali anche in quelle occasioni che tradizionalmente vedono le parrocchie di una stessa città riunirsi? Non è certamente questo il contesto per arrivare a delle conclusioni definite, ma è forse il tempo di cominciare a porsi degli interrogativi perché, come scrive il Papa nell’Evangelii Gaudium, non è più né opportuno né valido il criterio del “si è fatto sempre così”; anzi lui chiede il coraggio e la lucidità di rivedere ritmi, orari, strutture e schemi laddove fosse necessario per essere Chiesa in uscita, ma sul serio!

Seconda situazione di fatto che mi spinge ad alcune ulteriori riflessioni è questa Chiesa. Grandissima e questo è oggettivamente un motivo per cui ringraziare il Signore. Davvero raramente noi abbiamo problemi di spazio! Ma la Chiesa grande dà anche la possibilità di nascondersi l’uno all’altro. Altre volte ho fatto notare che la domenica, quando celebriamo il mistero fondante la nostra fede e la nostra comunione, la Pasqua del Cristo, proprio nel momento in cui si manifesta in maniera somma l’unità del Corpo di Cristo, non sappiamo chi siamo e non ci accorgiamo di chi manca. Aggiungo: quanta fatica faccio a sopportare i posti “assegnati”, quelli che si occupano perché si fa parte di un gruppo. Questo modo di fare tutto testimonia tranne che il desiderio di accogliere quello che nella celebrazione il Signore stesso ci dona: la possibilità di camminare verso la salvezza tutti insieme.

Allora questa Chiesa grandissima diventa per noi provocazione: dobbiamo sforzarci a tendere verso l’unità, con ogni mezzo, a cominciare da quegli atteggiamenti che ci sembrano banali e che invece sono semplici, quotidiani, alla nostra portata e che proprio perché semplici diventano decisivi. Uno di questi atteggiamenti è la puntualità, che ci permetterebbe di salutarci prima dell’inizio della celebrazione, di non saltare quei convenevoli che in ogni pranzo che si rispetti sono indispensabili e che invece, prima della celebrazione eucaristica, omettiamo senza nessun problema.

Abbiamo bisogno di compiere un passo decisivo: abbiamo ormai consapevolezza che la celebrazione domenicale è il momento più importante della settimana, la rivestiamo della opportuna importanza e solennità. Il Signore ci aiuti a beneficiare anche delle conseguenze di unità che la celebrazione è capace di produrre se solo ci apriamo a questa possibilità.

Carissimo padre Vescovo, a distanza di due anni e mezzo dall’inizio del mio ministero di parroco in questa comunità, consapevole che non esiste un punto di vista completo che permetta di leggere e interpretare contesti e situazioni in maniera perfetta, ho sentito il bisogno di condividere con lei gioie e preoccupazioni che, ne sono convinto, possono e devono rappresentare motivi di crescita per questa comunità che non presume di essere già santa ma che in ogni modo vuole diventarlo perché santo è il Padre nostro che è nei cieli.

 

Botton Attivita red Botton Francesco OFF Botton vatican.va Diocesi SR Botton Album Foto

 

 

Visualizza-tutto-il-calendario

Panoramica-Interno

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. View e-Privacy Directive Documents