La felicità…una ricerca

beatitudini

Ritiro d'avvento dei nostri ragazzi del post cresima

Domenica 1 dicembre, presso la villa Mater Dei a Belvedere

Beati...con questo verbo si apre l'elenco delle famose beatitudini di cui ci parla l'evangelista Matteo in una delle pericopi evangeliche più note, e forse tra le più difficili da vivere e incarnare (Matteo 5, 1-12).

Il testo dice che Gesù vedendo le folle salì sul monte, si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli (cfr. Matteo 5,1). È come se Gesù da maestro buono, mite e umile di cuore, salisse sulla cattedra ad insegnare, ma quando vuole insegnare qualcosa d'importante lo fa ai suoi, ai suoi discepoli più stretti, a chi lo conosce meglio, a chi vive con Lui cuore a cuore, istante dopo istante. Le beatitudini sono un messaggio, o meglio una mappa della felicità (come l'abbiamo definita noi!), che è annunziato e vale per tutti, ma si può viverlo solo se a stretto contatto con Gesù, solo con una vicinanza capace di sentire il Suo respiro, in un'unione spirituale e in una vicinanza accorata.


Da questa considerazione siamo partiti durante il ritiro d'avvento dei nostri ragazzi del post cresima domenica 1 dicembre, presso la villa Mater Dei a Belvedere. A conclusione delle riunione settimanali sulla felicità ci siamo fermati, all'inizio di questo avvento, a meditare il Vangelo delle beatitudini, nel quale abbiamo scoperto una mappa della felicità! Una mappa strana, che porta a prendere sentieri insoliti, strani alla logica del mondo. Un testo tanto complicato appare però semplice mutando la parola beati con la parola felici. I felici sono i poveri, sono gli umili, gli afflitti, i miti, coloro che cercano la giustizia, coloro che perdonano, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati, e chi riceverà del male a causa della sua fede in Cristo Gesù. La meta di questo percorso è quella della felicità vera, della gioia eterna, della felicità nel poter contemplare un giorno il volto del Padre. Ma chi riesce a sperimentare questa felicità non può tenerla nascosta, sotto il letto o sotto il moggio, né come un tesoro personale e di cui si è gelosi. La felicità è contagiosa, coinvolge ogni angolo del nostro essere e della nostra essenza, e contagia chiunque si incontra. È questa la cartina torna sole! È questo il metro di giudizio personale e della nostra coscienza.


Questa mappa vale per i discepoli, vale per gli uomini di 2000 anni fa, vale per ciascun giovane del 21° secolo, vale anche per te che ora stai leggendo. A ciascuno sta saperlo vivere e attualizzarlo nella propria quotidianità, nella propria storia, nel proprio vissuto. La nostra amata patrona e sorella Tecla è testimone di questa felicità che passa dall'essere semplici, dall'aver scelto il Signore nella donazione verginale e nella oblazione fraterna. La Vergine Maria, per prima, ha espresso questa gioia e questa felicità all'annuncio dell'angelo, tanto da non esitare a rispondere di sì al Signore.


San Francesco ci dà una definizione e ci offre un esempio di cos'è davvero la perfetta letizia (FF 278): quando una notte sotto il freddo e il gelo, con le gambe sanguinanti, chiede ospitalità in un convento viene buttato e se nonostante tutto ciò avrà avuto pazienza e non si sarà conturbato, questa è la vera letizia.


E allora anche noi vogliamo imparare ad essere felici! Anzi Felici! Di quella felicità che viene dal Signore e che non passa dalle gioie passeggere, ma dall'incontro vero con Dio.
E forse tutto ciò, magari per poco tempo, l'hanno sperimentato i nostri ragazzi, che tanto bisogno e desiderio di felicità hanno nella loro vita!

Daniele Lipari

 

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