RnS e la nuova evangelizzazione

 

( Dalla Relazione conclusiva di Salvatore Martinez al Convegno Animatori 2012)

 

Salvatore Martinez RnSIl RnS, è un esaudimento, da 40 anni, della “nuova evangelizzazione”. Da 40 anni non ci prefiggiamo di fare “cose nuove”. Niente di ciò che costituisce la vita della nostra “corrente di grazia” che si fa “Movimento ecclesiale”, è una novità nella Chiesa, ma tutto ora deve tornare nuovo, vivo, attuale.

Lo comprese per noi Paolo VI, nel suo storico discorso, il primo al RnS, discorso improvvisato, il 19 maggio 1975, lunedì di Pentecoste: “Poiché si tratta dello Spirito, siamo attenti, felici di augurare il benvenuto allo Spirito Santo… È un desiderio fortissimo: che il popolo cristiano, il popolo della fede faccia esperienza di una coscienza viva della presenza dello Spirito fra noi, di un’adorazione e di una gioia più grandi trovate in Lui… Questo Rinnovamento deve ringiovanire il mondo, deve dargli una spiritualità, un’anima, un pensiero religioso. Deve far riaprire le labbra chiuse del mondo alla preghiera, al canto, alla gioia, agli inni e alla testimonianza… Vi diciamo solamente questo: osate vivere, oggi, con libertà energia, con profondità, con gioia la presenza dello Spirito. E aggiungiamo questo: oggi o si vive la propria fede con fervore, profondità, forza e gioia, o questa fede muore”.

Parole profetiche, che hanno ispirato e confermato il nostro cammino. O la fede recupera fervore, ardore o muore! Noi esistiamo per questo: per ridare gusto, sapore, slancio, bellezza, forza, contagio, a questa nostra fede carismatica. E a partire da ciò che ne è il suo cuore pulsante: la preghiera, che si fa adorazione, lode, canto, testimonianza, presenza intima e potente dello Spirito Santo risvegliato e operante in noi.

Da 40 anni aderiamo vitalmente alla “nuova evangelizzazione”, proprio nel senso indicato dai Pontefici, e forse non ce ne accorgiamo. Ancora oggi, grazie al RnS, la gente riscopre che Gesù vive, che Gesù non ha smesso di vivere e di operare nella Chiesa e che i suoi discepoli – ciascuno di noi – sono portatori, testimoni di una vita nuova, bella, piena in lui.

Gesù è la “perla preziosa” (cf Mt 13, 44-46): vale la pena iniziare con lui una nuova vita nello Spirito, in cui alle ricchezze e ai beni della terra, preferiamo le ricchezze di Dio, i carismi, i doni, le virtù, i frutti dello Spirito e in premio, alla fine dei nostri giorni… il Cielo!

Da 40 anni ricordiamo con le nostre vite rinnovate, anche senza accorgercene, che il RnS esiste per evangelizzare, che la nostra identità carismatica evangelizza, comunica la potenza d’amore di Dio, permette agli uomini di esperimentare che «non vi è altro nome sotto il cielo nel quale è stabilito che noi siamo salvati» (At 4, 12). Salvati: cioè felici, felicemente uomini, pienamente uomini.

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando spezziamo la Parola nel giorno dedicato alla formazione, con un ascolto spirituale, entrando con intelligenza dentro le Scritture e il Magistero, imparando la vita di Gesù, la vita della Chiesa, approfondendo la fede che professiamo, non solo il contenuto dogmatico ma anche quello carismatico, per vivere con più consapevolezza la presenza di Gesù e con più convinzione comunicarla agli altri, dentro e fuori il RnS.

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando stiamo in fraternità, quando restiamo con i fratelli con atteggiamenti spirituali, con sincerità, con rispetto, con uno stile improntato a semplicità di cuore, a condivisione dei propri beni, anche quando sono scarsi, imparando la difficile arte di amare tutti, sempre, per primi, sostenendoci nelle prove, confortandoci nelle cadute.

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando celebriamo i sacramenti con un’animazione spirituale, con partecipazione viva, sia essa la Messa comunitaria, oppure una penitenziale, una Veglia o un’adorazione eucaristica, una Messa per un Matrimonio o una Messa per un Funerale.

È “nuova evangelizzazione”, nel RnS, quando preghiamo in comunità, guidati dallo Spirito, scoprendo che lo Spirito “prega in noi” e “parla a noi” mediante i Suoi carismi.

Ma a ben vedere, queste quattro definizioni della “nuova evangelizzazione” non sono una “nuova riproposizione” della parola degli Atti degli Apostoli: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere?» (At 2, 42).

«Non c’è niente di nuovo sotto il sole» (Qo 1, 9). Sì, questa è la nostra fede cattolica. Ma una fede che nel RnS lo Spirito ha risvegliato, ha reso attuale, ha reso efficace, svelandone tutta la forza spirituale e carismatica. Non abbiamo, né dobbiamo inventare nulla di nuovo, ma risentire il tutto di Cristo: la verità, la potenza, la grazia che si ricevono corrispondendo con fede adeguata e consapevole ai doni di Dio. Niente di più di quella fede “consapevole e responsabile” che proponiamo a coloro che vogliono ricevere la preghiera d’effusione dello Spirito Santo.

Di questa fede carismatica ci si fa animatori, responsabili, sacerdoti, genitori, animatori! Altrimenti è fallimento, altro che rinnovamento: è scolorimento, affievolimento, allentamento, appannamento, ripiegamento, infingimento, scoraggiamento, contenimento, travisamento, fino a tradimento della nostra vocazione, della nostra identità, della nostra missione.

Noi siamo “nella Chiesa” e nella Chiesa primariamente proponiamo il RnS, come nuova esperienza di Gesù vivo nel potere dello Spirito. Ora chiediamoci: potrebbe mai la Chiesa desiderare altro, potrebbe vivere, esistere, fuori dallo Spirito Santo? No, tutti lo sanno, nessuno potrebbe dire diversamente. In realtà, però, permane una difficoltà, da 20 secoli: rendere questo “implicito”, “esplicito”; rendere questa verità dello Spirito conoscibile per esperienza, vissuta con consapevolezza e piena adesione da parte di ogni battezzato.

Tutti dicono che sia necessario ripartire dallo Spirito Santo, ma non tutti sono disposti a rinunciare a se stessi per consegnarsi allo Spirito Santo e accettare la sua signoria, le sue ispirazioni, le sue mozioni, la sua guida profetica nella nostra vita. E ciò non esclude nessuno, talvolta gli stessi vescovi, i sacerdoti; non parliamo poi proprio di quei “pompieri” che talvolta sono gli stessi responsabili o animatori del RnS….

Dunque esistiamo non per “fare”, ma per “essere e divenire nuova evangelizzazione”. Quanto sia evidente che la “nuova evangelizzazione”, e con essa il RnS, sia in linea con il “non ancora” dello Spirito, ce lo confermava il Beato Giovanni Paolo II in occasione del XXX nostro anniversario. Risentiamo le sue parole, proprio in questa precisa prospettiva che vi ho enunciato. 

Sono, ancora una volta, l’esplicitazione di At 2,42, come noi li viviamo nei nostri Gruppi e Comunità: “Sì, il Rinnovamento nello Spirito può considerarsi un dono speciale dello Spirito Santo alla Chiesa di questo nostro tempo. Nato nella Chiesa e per la Chiesa, il vostro è un Movimento nel quale, alla luce del Vangelo, si fa esperienza dell’incontro vivo con Gesù, di fedeltà a Dio nella preghiera personale e comunitaria, di ascolto fiducioso della sua Parola, di riscoperta vitale dei sacramenti, ma anche di coraggio nelle prove e di speranza nelle tribolazioni” (14 marzo 2002).

Finché noi ci sentiremo appagati dal “già” del RnS e non sentiremo l’ansia del “non ancora”, non sarà “nuova evangelizzazione” e noi non saremo ancora il “rinnovamento nello Spirito”.

E anche questo l’auspicio di Benedetto XVI, che quest’anno ha disegnato il futuro della “nuova evangelizzazione” nel RnS: “Possiate rinvigorire la vostra fede, crescere nella testimonianza cristiana e affrontare senza paura, guidati dallo Spirito Santo, gli impegnativi compiti della nuova evangelizzazione” (Udienza generale, 26 maggio 2012).

Sta germogliando un Rinnovamento nuovo, una Chiesa nuova: tu ne sei l’interprete, tu nei sei protagonista, tu te ne farai carico ancora di più! «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete» (Is 43, 18-19). Germoglia un Gesù nuovo. Nel giorno della preghiera d’effusione è rinato per Te! Un Gesù nuovo ora sta rinascendo, oggi, perché finalmente sia dato agli altri nel potere dello Spirito!

Quel giorno fu “prima evangelizzazione; oggi sarà “nuova evangelizzazione”: quel meraviglioso kairós di Dio che si svelò a noi, con un’intensità e con una sapienza che non avevamo mai esperimentato, forse neanche desiderato nel giorno della preghiera d’effusione dello Spirito, oggi chiede che ci facciamo «tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno» (1 Cor 9, 22). Sì, esistiamo per ridestare – dentro e fuori la Chiesa – la gioia, la passione, il valore profetico di Cristo!

Carismatica? Certo, la Chiesa lo è fisiologicamente, è la sua più intima e vera natura. Ma poi di questi carismi non ne parliamo molto; qualcuno fuori dal RnS pensa che non se ne debba parlare per non fare un favore a quelli del RnS; e così si evita che si diffonda l’esercizio dei carismi stessi da parte di tutti i credenti, di ogni battezzato.

Mi chiedo: come ci si può sentire in pace dinanzi alle parole di San Paolo ai Corinti: «A ciascuno è data una manifestazione dello Spirito per il bene comune» (1 Cor 12, 7)? O ancora: «Desiderate intensamente i carismi più grandi» (1 Cor 12, 31)?

“Tante persone, tanti carismi”: questo sia il nostro programma, cari responsabili e animatori! Ogni carisma in funzione della nuova evangelizzazione e sarà – secondo la dottrina dei carismi – santificazione per chi lo esercita e salvezza per chi ne è beneficiario (cf Christifideles Laici, 12).

Nella Chiesa, tutti sanno di avere un carisma? E se lo sanno con quale consapevolezza vivono questa investitura spirituale? I sacerdoti, con quale fedeltà allo Spirito ne promuovono la dottrina e l’esperienza? Di più, i credenti sono messi nelle condizioni di usare questi doni di grazia e di metterli in comune per il bene di tutti?

Qui, si direbbe volgarmente, “casca l’asino”. Ebbene, con altrettanta semplicità, se casca, noi proviamo a rialzarlo e a non farlo ricadere. Esistiamo per questo! “Rialzare i tanti asini caduti”, per rialzare la vita carismatica nella vita del popolo di Dio. E sarà “nuova evangelizzazione”.

E allora sia nuova evangelizzazione, per un nuovo RnS!

Dobbiamo invocare una nuova Pentecoste, per un nuovo RnS, per una nuova evangelizzazione nella Chiesa e nel mondo. Diffondendo il RnS, promuoveremo la “nuova evangelizzazione”. Sarà meraviglioso assistere ad un nuovo lavoro dello Spirito Santo in mezzo a noi.

Dobbiamo dare significati nuovi alle parole “chiave” della nostra spiritualità, della nostra esperienza, e riempirle di nuovo amore. Non una “verniciatura” superficiale, ma una nuova, intensa, profonda coloratura; colori vivi, netti, resistenti alle intemperie, come il vero amore.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova conversione pastorale”. Distogliamo lo sguardo da noi stessi, dai nostri programmi, dalle nostre abitudini, dai nostri schemi decisionali, dalle forme di RnS già abusate, che non commuovono nessuno, non attraggono, scoraggiano i fratelli, allontanano i nuovi, irritano i sacerdoti, rendono insignificante il RnS. Più preghiera per preparare programmi; più preghiera per attuarli. Meno discorsi inutili, meno inutili individualismi.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova umiltà”. “Successo” non è il nome di Dio e tutto ciò che è grande nasce piccolo e cresce solo con sacrifici, rinunce e sofferenze. Accettiamo di essere il «chicco di grano che cade a terra, muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24). Nel RnS si serve in ginocchio se si vuole stare in piedi, sentendo tutta la fatica di essere uomini, carnali, inadeguati. Ma quanta gioia nell’essere rialzati da Dio fino alla Sua gloria!

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova libertà”. Il mondo ci ha appesantiti, ci ha legati con seduzioni e concupiscenze. Non sentiamo più fluire in noi la bellezza dell’amore di Gesù, la gioia di dire a tutti “fratello mio”, una preghiera godibile che ci liberi dalle tante paure che spengono lo Spirito. Occorre pregare di più la liberazione, invocando l’azione liberante dello Spirito dal male, dalle malattie, dal maligno. Senza paura, senza esagerare, ma con costanza.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova vita comunitaria”. “Aprite le finestre, cambiate l’aria, apparecchiate la mensa e aggiungete nuovi posti”. I nostri incontri devono essere più calorosi, più attenti alle esigenze di ogni fratello. Alcuni si prendono troppo sul serio; altri per niente, sono disinteressati e frequentano le riunioni “a prescindere” dal fratello e non “a partire” dal fratello, specie da quello che ancora non è venuto perché proprio io non l’ho portato al Gruppo. Andiamo a prendere i nuovi fratelli dalle case e dalle strade: stanno aspettando!

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova unzione carismatica”. Troppa prudenza nell’uso dei carismi li spegne; l’inesperienza nell’uso dei carismi, senza una formazione, li inibisce. Carismatici dobbiamo esserlo sempre, a partire dalle nostre case. Ma la palestra deve essere l’assemblea riunita in preghiera. Qui tutti, seppure con ordine, devono potere essere profeti, cioè proclamare le meraviglie di Dio, «con l’intelligenza e con lo Spirito», come vuole San Paolo (cf 1 Cor 14, 15). Chiedere i carismi ripetutamente, nell’incontro settimanale; e coinvolgere ogni fratello almeno in un servizio o ministero. Se non è carismatica, non è vera evangelizzazione.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova ministerialità”. Il dono ricevuto, che eserciti, è dato per il tuo tramite a tutta la comunità che frequenti, ma ti impegna anche dinanzi alla Chiesa e al mondo. Che ne stai facendo? Il dono si consuma nella misura in cui lo usi poco, lo metti poco a servizio degli altri. Sei atteso fuori dal Gruppo, per la fondazione di nuovi Gruppi, per l’animazione di nuove esperienze a nome del RnS. Il tempo è prezioso! Non sciuparlo con incarichi vari, talvolta di scarsa utilità e séntiti ingaggiato per la “nuova evangelizzazione”. E non dire “non ho tempo libero”. Dio è il Signore del tuo tempo, soprattutto di quello già occupato. In special modo, tutti i ministeri di animazione spirituale si proiettino all’esterno del Gruppo e divengano segno della “nuova evangelizzazione”. Tra tutti: la musica e del canto e la preghiera per gli  

ammalati, da portare nei luoghi di sofferenza, oltre che da evidenziare settimanalmente nel Gruppo.

Per una “nuova evangelizzazione” servono “nuovi metodi”. L’amore non conosce confini. E oggi i confini della comunicazione sono superati da mezzi che un tempo non esistevano. Li “sappiamo” usare? Non ho detto “li usiamo”, come fanno tutti, talvolta sapendo che non ricorriamo a… “modi tanto a modo”. Come ci avvaliamo di nuovi metodi di comunicazione, riscattandoli dall’uso che ne fa il mondo con i suoi linguaggi, e consacrandoli a Dio per Dio? L’arte, la musica, i media, lo sport, il tempo libero, possono diventare “luoghi e mezzi” privilegiati della nuova evangelizzazione, soprattutto per i giovani; luoghi dove l’incontro interpersonale è fondamentale, per la valorizzazione della persona, senza mediazioni e finzioni. Serve creatività, fantasia e non sempre questa risiede nei responsabili: spazio a chi ne ha!

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova diffusione di gruppi”. Molti gruppi sono moribondi, hanno bisogno di un nuovo “innesto spirituale”: o andando a cercare nuovi fratelli (chi aspetta che arrivano rimarrà solo), o ricominciando con un nuovo seminario di vita nuova nello Spirito. Una vera e propria “rifondazione spirituale”, magari in una nuova sede, o con un nuovo sacerdote, o unendosi ad un altro Gruppo.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova comunione con le comunità”. Il RnS è uno. Nessuno statuto di Comunità, all’interno dell’unico corpo che è il RnS, autorizza a operare distinzioni che dividono, allontano, rendono più complicata la comunione e dunque il lavoro che il RnS deve portare avanti per la “nuova evangelizzazione”. Siamo stati e vogliamo rimanere una cosa sola, una sola realtà, ancora più uniti per dar corso ad una nuova evangelizzazione. La comunione non è un ideale, né una recriminazione; è un fatto e deve produrre “fatti fraterni” che edificano.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova coscienza ecclesiale”. La nostra presenza è nella Chiesa locale, anche se poi la parrocchia è il luogo dove maggiormente ci ritroviamo. Aiutiamo le parrocchie ad entrare nella nuova evangelizzazione, ma ancor prima mettiamoci a disposizione del Vescovo per la nuova evangelizzazione da fare in Diocesi. Non subordiniamoci al parroco, né contrattiamo il nostro impegno per la “nuova evangelizzazione”. In ogni ufficio pastorale possiamo essere protagonisti della “nuova evangelizzazione”! Non aspettiamo oltre; soprattutto che altri si sostituiscano a noi, attingendo dalla ricchezza di tante nostre esperienze e progetti, solo per la nostra pigrizia. In special modo assumiamo la “pastorale sacramentaria”, perchè diventi occasione di “nuova evangelizzazione”: cresimandi, fidanzati, ammalati.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova coscienza sociale”. La coscienza è erronea, va riformata. La gente è delusa, confusa, divisa. L’Italia deve rimanere unita, spiritualmente unita, e noi dobbiamo favorire una nostra “nuova presenza e nuova responsabilità” nelle reti cattoliche o di ispirazione cattolica in cui è possibile dare testimonianza su alcuni temi distintivi di carattere sociale: le povertà vecchie e nuove, la giustizia sociale, l’educazione, il lavoro, l’immigrazione, i detenuti. Anche in politica occorre che alcuni giovani si dedichino a questa arte e offrano il loro impegno, a partire dal territorio. La politica è servizio, competenza, presenza. Chi si impegna non lo farà a nome del RnS, che rimane apartitico; ma non dovrà neanche lasciare il gruppo, come se fosse una vergogna impegnarsi nella carità politica e non essere sostenuto dalla preghiera comunitaria.

Per una “nuova evangelizzazione” serve una “nuova generazione”. Servono giovani, famiglie, sacerdoti nuovi. Ne servono tanti; e serve che siano “santi”! Dobbiamo lasciare più spazio a queste tre realtà che con la loro soggettività sono chiamate in special modo alla “nuova evangelizzazione”. I giovani stiano di più nelle strade, nei luoghi di ritrovo, nei social network senza paura. Con semplicità, anche quando i mezzi non sembrano adeguati. Nelle famiglie ci sia più cura per l’educazione cristiana dei figli: i genitori devono parlare a Dio con i figli e parlare di Dio ai figli. Non attendete che diventino la causa della vostra rovina: fateli cristiani prima! E poi andate nelle

case ed evangelizzate altre famiglie, specie quelle che per varie ragioni non hanno modo di muoversi fuori di casa. E cerchiamo sacerdoti che hanno in somma considerazione la cura delle anime, la direzione spirituale, la preghiera sulle persone, la formazione dei laici, lasciando ai laici stessi di assumersi nuove responsabilità. Sacerdoti che non si servono del RnS, ma lo servono.

Per una “nuova evangelizzazione” servono “nuove risorse e strutture”. La nuova evangelizzazione non sta in piedi da sola. Anche se poggia sulle gambe degli uomini, questi hanno bisogno di essere supportati da risorse organizzative. Serve nuova generosità, specie da parte di chi non può stare “in prima linea”, ma con i propri beni materiali può favorire la nuova evangelizzazione e sostenere il Movimento nella diffusione di iniziative mirate.

Alcune scelte da compiere, al discernimento del CNS e del CN

1. Serve elaborare un piano nazionale per l’evangelizzazione. La spontaneità, la buona volontà sono decisive, ma non bastano. Occorre fissare le priorità, le modalità, per favorire la loro realizzazione nelle Città e nelle Diocesi, procedendo con obiettivi e tappe condivise.

2. Rivedere il Progetto Unitario di Formazione in chiave evangelizzatrice, istituendo nuovi Corsi e Scuole dedicati alla “nuova evangelizzazione”.

3. Individuare all’interno del RnS, insieme a quanti sono “eletti” ad un servizio pastorale, altri due livelli “dedicati e stabili” di impegno, con fratelli che possono farsi da aiuto, da guide per altri fratelli: i catechisti e gli evangelizzatori. Sono due profili ormai ineludibili, anche per le caratteristiche proprie, legati allo sviluppo del RnS e della “nuova evangelizzazione”.

4. Se evangelizzare è un atto d’amore, occorre che tutti gli evangelizzatori si sentano legati dal Patto d’amore. Evangelizzare deve “costarmi” qualcosa, altrimenti avrà poco valore per me. Non sarà solo il fatto di sostenere questo impegno per la nuova evangelizzazione, ma soprattutto di creare una vera fraternità tra gli evangelizzatori.

5. Diffondere in tutte le parrocchie e in tutti i luoghi di socializzazione i Seminari di vita nuova nello Spirito, coinvolgendo a predicare “più testimoni che maestri” (cf Evangelii Nuntiandi, 41). Un obiettivo: avere almeno cinquecento Gruppi in più alla fine del Quadriennio (in media, tre Gruppi in più in due anni per Diocesi).

6. Portare il “Roveto Ardente”, opportunamente precisato nella sua animazione in chiave evangelizzatrice, in tutti i Santuari, nelle chiese la sera, facendosi anche assegnare una Cappella dal Vescovo, utilizzando questa esperienza anche per l’apertura di nuovi Gruppi.

7. Ogni membro del RnS deve impegnarsi settimanalmente in un’iniziativa di evangelizzazione tra quelle che si andranno a proporre ai vari livelli. Anche la preghiera a casa di un’anziana sorella, “finalizzata”, sarà contributo alla “nuova evangelizzazione”.

8. Alleggerire il carico di responsabilità organizzative e amministrative soprattutto dei coordinatori diocesani e regionali, perché si possano dedicare alla diffusione del RnS come strumento della “nuova evangelizzazione”, pensando anche a nuove strutture di servizio interno al RnS, dedicate, a livello nazionale e regionale.

«Allora essi partirono e predicarono dappertutto…» (Mc 16, 20). Al nostro RnS, fatto di organismi e di riunioni, Gesù non dice: “Riunitevi e statevene fermi”, ma: “Alzatevi e andate!”. E allora obbediamo al Maestro e Signore: l’ora della “nuova evangelizzazione” è già scoccata, nessuno si attardi! «Spalanchiamo i cuori a Gesù Signore per annunciare il Vangelo» (cf 1 Cor 9, 16).

  ( Dalla Relazione conclusiva di Salvatore Martinez al Convegno Animatori 2012)

 

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